venerdì 25 ottobre 2013

#viniacasamia

Una casa, un produttore, persone.
 
In estrema sintesi questo è #viniacasamia, la formula che Marco Ghezzi ha ideato e alla quale per la prima volta ho potuto partecipare proprio ieri sera in occasione della gradita visita a Milano della Azienda Agricola il Calamaio, da San Macario in provincia di Lucca.


Chiaramente c'è molto più di quanto non dicano da sole le tre parole di cui sopra. C'è l'ospitalità del padrone di casa e il calore di una atmosfera familiare animata da una passione che accomuna tutti i presenti che spesso sono semplici estranei almeno fino a quando non varcano il portone della casa di Marco. Dopo tutto cambia, il vino svolge il suo ruolo di collante invisibile e naturale e tutto si svolge in un ambiente rilassato e gioviale.
La presenza di volta in volta di un produttore che in persona provvede a portare, spiegare e servire i propri prodotti ovviamente fornisce quel quid in più per rendere l'evento unico nel suo genere.
Proprio ieri sera è stato il turno di Samuele, disponibile e appassionato produttore lucchese che ci ha fatto assaggiare i suoi tre vini.
Proprietario dell'azienda Il Calamaio dal 2003, ci spiega come sia ormai avvenuta la trasformazione da una agricoltura convenzionale ad una biologica. Entusiasmante ascoltare la dedizione e la grande attenzione che mette in ogni attività sia in vigna che in cantina, per una produzione che non arriva alle 10 mila bottiglie, un numero straordinariamente piccolo se rapportato alle produzioni medie di tante aziende vinicole, ma che rende ancora più speciale ogni singola bottiglia che produce.
 
 
Il Soffio 2012 è un bianco atipico, composto da un uvaggio originale e sicuramente inedito. L'unione di Chardonnay, Petite Arvine e Petit Manseng crea un vino piacevole, dal colore quasi dorato (il Petit Manseng ci spiega Samuele essere vitigno che contribuisce in maniera particolare al colore), dalla discreta struttura e alcolicità. Forti sferzate sapide (il Petite Arvine stavolta) e una buona freschezza.
 
 
Il Poiana è sangiovese in purezza, stavolta una scelta territoriale. Gran bel prodotto. Il 2011 è pronto da godere, con la sua rusticità, la sua freschezza e un tannino tenue che non ostacola la bevibilità. Nessun passaggio in legno, un vino per tutti i giorni dalla bella complessità e un rapporto qualità/prezzo commovente.

Si chiude con l'Antenato 2012, risultato di vigne più vecchie che superano i 40 anni e di una unione di vitigni autoctoni ormai quasi scomparsi o difficilmente utilizzati in uvaggio (barsaglina, mazzese, buonamico, aleatico ecc..). Soltanto da pochi mesi in bottiglia, lascia intravedere le sue potenzialità con un naso che presenta frutta e accenni speziati, ancora non nitidissimi causa una leggera volatile. In bocca ancora non equilibratissimo, acidità e tannini ci sono e va dato loro il tempo di integrarsi nel frutto e nella splendida piccantezza che ho trovato nel finale. Un vino che aspetterei un anno almeno per ritrovarlo in grande spolvero. 
 
 
In ultimo la confessione di avere piantato da un paio di anni un piccolo numero di piante a Pinot Nero, non ci resta che aspettare per assaggiare la sua versione.
 
Grazie a Samuele e Marco per la bella serata. Alla prossima.

mercoledì 16 ottobre 2013

Abruzzo di sera


Ricordi di una serata settembrina in tono abruzzese presso l'Osteria del Treno a Milano, con un banco d'assaggio composto da quasi un centinaio di etichette di circa una trentina di cantine abruzzesi, sparse su tutto il territorio regionale tra le provincie di Chieti, Teramo e Pescara.

Un tempo le uve del vigneto abruzzese (soprattutto il Montepulciano d'Abruzzo) erano per la maggior parte "esportate" fuori regione per fungere da uve da taglio, ora invece le cose stanno cambiando e le produzioni di qualità sono in forte aumento. Resta il Montepulciano il vitigno portabandiera della regione, così come sono i vini rossi a costituire la maggioranza del vino prodotto.

Ecco divisi tra bianchi e rossi quelli che più mi sono piaciuti e/o mi hanno sorpreso per una particolare caratteristica o modalità di produzione.

Pasetti Colle Civetta 2011 
Uno dei due pecorino dell'azienda Pasetti, il più complesso, affinato sulle fecce nobili per 2 mesi prima di una sosta di quasi un anno in bottiglia. Bel prodotto, color giallo paglierino tendente al dorato. Naso di discreta complessità con sentori di frutta matura, sambuco, ma anche già più evoluti di gomma, un lieve accenno di tropicalità.
Morbido in bocca, abbastanza caldo, di una certa ampiezza, abbastanza persistente e con una struttura niente male. 
 
Notàri Trebbiano Superiore Nicodemi 2012 
Gran bel trebbiano. Struttura importante, 10% affina e svolge malolattica in barriques, il restante in acciaio. 
 
Masciarelli Trebbiano Colle di Semivicoli 2009 
Trebbiano ottenuto da viti pluridecennali, note ancora fresche al palato, un filo scarico nel suo sviluppo organolettico ma comunque di interessante struttura. Un intero anno in acciaio prima di 18 mesi di bottiglia.
 
Escol San Lorenzo 2008 
Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Riserva. Primo esempio di Montepulciano di grande spessore, ancora un bambino questo vino che poco si svela nel bicchiere dato che necessiterebbe di molti più anni per avvicinarsi al suo picco evolutivo. 24 mesi di barrique che si fanno sentire ma sono ben amalgamate alla frutta rossa e alle note speziate. Buona morbidezza ma la gioventù denota ancora l'irruenza del tannino e la sua parallela alcolicità. Molto buono e da aspettare.
 
Iskra Masciarelli 2004 
Prodotto relativamente nuovo questo Iskra da parte della azienda Masciarelli, una "scintilla" (questo il significato di iskra) nata nel 2003 e del quale si è potuto assaggiare l'annata 2004. Viti con età media di circa 45 anni, un intero anno ad affinare in barrique nuove prima di passare un anno in acciaio e ancora altro tempo in bottiglia ad assestarsi. Grande eleganza e longevità.
 
Contesa Montepulciano 2008 
Altra riserva di Montepulciano, 10/12 giorni di macerazione con rimontaggi prima dell'affinamento di 20 mesi in botti grandi da 30hl (uno dei pochi assaggiati). Vino di grande struttura che a differenza dei suoi cugini barricati regala sensazioni molto meno tostate e più verdi, con note di olio d'oliva davvero interessati. Medio corpo rispetto ad altri assaggi, ottima persistenza.
 
Harimann Pasetti 2006 
Mastodontica versione di Montepulciano. 24 mesi di barrique e 18 di riposo in bottiglia. Di grande intensità e finezza, possente nel corpo e nella struttura, persistenza quasi interminabile, con una morbidezza e una alcolicità che rimandano a produzioni in stile amarone e sforzato. Ampissime possibilità di invecchiamento. Vino di razza.

giovedì 10 ottobre 2013

Albani - Costa del Morone 2004


Pranzo domenicale a base di carne, richiesta di un rosso di un certo corpo. Il cibo lo suggerisce, il clima lo avvalla.
In cantina trovo questa bottiglia che riposa da qualche anno ormai, classico rosso Oltrepò. Diffido leggermente perchè troppe volte sono rimasto deluso da questi uvaggi oltrepadani, spesso estremamente gnucchi e coperti dalla nota legnosa.
Mi convinco però perchè Albani è un produttore che conosco personalmente, ho assaggiato la loro Bonarda diverse volte e in diverse annate e ho un ricordo ancora vivido di una Barbera 2005 da urlo. Producono tramite Agricoltura biologica da più di un decennio ormai e questo rosso è guarda caso datato 2004, quindi già all'interno di questa finestra temporal-biologica.
Decisione presa, stappatura immediata, circa 3 ore prima del pranzo, perchè questo bisonte ha bisogno di un minimo di respiro prima di regalarsi ai suoi commensali.

Eccoci finalmente alla mescita.
Nel bicchiere rosso granato sorprendentemente scarico di colore, penso a una macerazione non troppo lunga, consistenza importante.
Naso interessante, di non irreprensibile finezza ma con un ventaglio olfattivo piuttosto ampio. Le ore di ossigenazione hanno aiutato. Note floreali (composizioni di fiori rossi) e fruttate (mora, mirtillo), alcune speziate, legno di sandalo, cannella, una lieve sfumatura chinata, cuoio, accenni balsamici sul finale.
All'assaggio parte in sordina, si lascia andare dopo qualche tempo scoprendo piano piano dapprima la sua ancora grande freschezza (la barbera mi dico), poi l'irruenza di un tannino ancora presente sebbene non troppo ruvido. Interessanti cenni carnosi in bocca, quasi ematici. A tratti pare di sentire della passata di pomodoro. Ancora la frutta, chiude con una vena quasi liquorosa in stile Porto. Molto caldo nel finale, forse troppo. I suoi 15 gradi e mezzo si sentono tutti, va detto.
Il lieve residuo nel bicchiere e in bottiglia mi lasciano il dubbio filtrazione si, filtrazione no.
Interessanti domande alle quali spero di ottenere risposta nella mia prossima visita, era l'ultima bottiglia.

sabato 5 ottobre 2013

Bott Freres Riesling Reserve Personelle 2009


Riesling e Alsazia, connubio praticamente inscindibile, di quasi immediata associazione, non fosse che il vitigno bianco (forse) più famoso tra i wine nerds cresce (tanto e bene) anche in Germania e non solo.

Qui siamo a Ribeauville, capoluogo della regione più bianchista della enologia francese.

Nel bicchiere bel colore pieno, il naso che ti aspetti, minerale, le famose note idrocarburiche lì che spingono, quasi nascondono le sfumature fruttate. Invita alla beva non c'è che dire.
L'assaggio è abbastanza opulento, dapprima il residuo zuccherino (circa 13 g/l), poi la pesca e qualche lieve nota citrina, chiude l'attesa sferzata acida, non tutta quella che mi aspettavo a dire il vero.
 
Bottiglia pulita, diretta, senza sbavature e con le basilari caratteristiche di un riesling alsaziano da libro di testo. Manca un pò l'antitesi dolce-acido che tanto spicca in Mosella. Un filo flebile lo sviluppo aromatico gusto-olfattivo.

Un vino ben fatto, ma non ho trovato l'anima.

mercoledì 2 ottobre 2013

Farewell Nalba



Ci siamo, la fine è arrivata.

Tennistica intendiamoci, ma tant'è quella conta per noi. La Nalba è arrivato al capolinea, troppo carico di acciacchi per continuare a lottare con ragazzini assatanati e per tentare operazioni di recupero lui che mai è stato uno Stacanov dell'allenamento e mai si è distinto per un fisico scultoreo, sfoggiando fieramente una pancia che suggeriva qualche asado e qualche birra di troppo.

Non mi metterò a snocciolare dati e statistiche sulla carriera, chè ci sono tanti a farlo e anche molto meglio di me. Mi limiterò a dire che finirà ricordato come uno dei migliori tennisti argentini all-time, di sicuro uno tra i giocatori più completi e talentuosi a non avere mai vinto un titolo dello Slam (l'unica finale, giunta a sorpresa e troppo presto, non ebbe storia a Wimbledon contro Rusty Hewitt al suo meglio, lontano 2002), ma con scalpi eccellenti e numerosi (scherzò Nadal più volte indoor) e non sempre in tornei minori, aggiudicandosi un Master di fine anno in finale con il Federer del trienno cannibale (2005).

Il carattere non sempre facile lo porta ad alcune frizioni interne (con Palito soprattutto) nel team di Davis, che ha avuto per anni il potenziale per vincere la sospirata insalatiera e mai è riuscito nell'intento. 
Lascia quindi con qualche rammarico non più risolvibile per ovvie ragioni anagrafiche ma soprattutto fisiche, troppi gli infortuni affrontati in questi anni e una spalla ormai fuori uso.

Addio Nalba, ci mancherai. 

lunedì 30 settembre 2013

Librandi, la Calabria nel bicchiere






















Assaggio quasi completo della azienda Librandi, portabandiera della viticultura calabra.

Efeso bianco 2011


Da uve Mantonico, coltivate nel comune di Rocca di Neto in provincia di Crotone.
Color giallo oro lucente, intenso al naso con profumi di bianco in evoluzione, frutta gialla matura, alcune note tropicali alternate ad alcuni sentori piu’ legati all’invecchiamento in legno. L’uva affina 8 mesi in barriques di Allier di primo e secondo passaggio piu’ una breve sosta in bottiglia prima della commercializzazione. Abbastanza intenso al naso, in bocca ingresso floreale subito accompagnato da una forte nota vanigliata e di banana matura. Non manca un sottofondo di mineralità. Abbastanza fine e nel complesso un prodotto interessante per essere un vino certamente sotto traccia nella produzione di Librandi, solo 12000 bottiglie prodotte per un produttore da circa 2 milioni e mezzo di bottiglie l’anno.


Cirò Rosso Classico 2011


Il rosso più semplice della batteria. Rosso rubino scarico con già un'unghia granata, abbastanza consistente.
Il naso è vivo, di discreta complessità con note leggermente affumicate che mutano verso sentori più netti di frutta rossa ancora abbastanza fresca (fragola e lampone), alcune note carnose come di carne rossa in marinatura,
Buona freschezza all'assaggio, alcolicità che spicca leggermente, medio-debole il corpo e un filo corto sul finale. Tannino ancora ben presente.
Non ancora assestato a mio avviso, con profumi interessanti non del tutto ritrovati in bocca.
Da riproporre in qualche mese non di più.



Duca San Felice 2009


Uno dei vini simbolo della produzione di Antonio e Nicodemo Librandi. Gaglioppo 100% per un Ciro’ Rosso Classico Superiore Riserva ottenuto nell’area di Ciro’ Marina da terreni argilloso calcarei. Viti allevate ad alberello, vinificate in acciaio termocondizionato, affinate 3 anni in acciaio prima di una leggera sosta in bottiglia per la stabilizzazione finale prima della messa in commercio. Nel bicchiere un rosso rubino scarico, al naso piccoli frutti rossi, leggere note floreali, delicato. Di medio corpo in bocca, discreta acidità sorretta da un bel tannino ancora presente. Sempre presente la nota fruttata che accompagna la beva fino al finale un poco caldo.




Gravello 2010



Ancora Gaglioppo con una discreta aggiunta di Cabernet Sauvignon. Il 40% di Cabernet apporta quella nota erbacea tipica del vitigno insieme alla frutta rossa, con la ciliegia in primo piano. 12 mesi in barrique e 6 mesi in bottiglia. Un vino abbastanza complesso per abbinamenti con piatti abbastanza importanti o formaggi di media evoluzione.





Magno Megonio 2010


E siamo al Magliocco, altro vitigno autoctono calabro, terra di innumerevoli vitigni autoctoni, la maggior parte dei quali in via di estinzione o quasi, con pochissimi produttori con il coraggio di riscoprirne alcuni ove intravedono potenzialità. Rosso rubino fitto e quasi impenetrabile. Naso intenso e complesso. In bocca spicca per setosità e morbidezza, elegante nel suo sviluppo, prima frutta rossa di una certa maturazione, poi spezie dolci e liquirizia sul finale. Tannino ben gestito e non troppo irruento. 16 mesi di barrique e sempre 6 mesi in bottiglia prima della messa in commercio. Legno non troppo evidente, le sfumature fruttate rimangono ben presenti.
 
 

venerdì 20 settembre 2013

Sorsi siciliani


Don Saro, Terre Mosse - Azienda alle pendici dell'Etna in quel di Linguaglossa. Un bianco frizzante da uve autoctone con prevalenza di catarratto e grillo. Naso fine e fresco con lievi note floreali e di frutta a polpa bianca. In bocca buona freschezza e croccantezza dovuta alla presenza di carbonica piacevole al palato. Una bevuta semplice adatta per un aperitivo leggero a base di verdura o pesce non troppo cucinato.

Murgo, Etna bianco 2012 - Azienda della famiglia Scammacca del Murgo, nella Tenuta San Michele, pendici etnee. Predomina il Carricante, con un 30% di Catarratto. Giallo paglierino e naso di fiori bianchi, poco altro. In bocca non di particolare personalità, acidità spiccata e detonante mineralità. Vino non particolarmente entusiasmante, introduttivo nello sconfinato panorama dei bianchi siciliani, niente di più.

Sallier de la Tour, Syrah 2009 - Tenuta di proprietà di Tasca d'Almerita nella DOC Monreale. Syrah siciliano di interessante riuscita, malolattica interamente svolta a garantire una buona rotondità, frutta rossa polposa combinata a sentori di vaniglia e tabacco dolce, speziatura, pepe nero. Tannino gradevole. Solo il 30% del mosto in tonneau francesi, il resto solamente acciaio. Bevuta gratificante, seppur ancora abbastanza semplice.

Mandrarossa, Costadune 2011 - Rosso rubino di buona vivacità, con naso molto fruttato. Anche in bocca tanta frutta rossa (lampone, prugna) e nera (mora, mirtillo) integrata ad una buona acidità. Ancora invadente il tannino e non troppo equilibrato il finale. Da aspettare magari un annetto.

Firriato, Chiaramonte 2010 - Nero d'Avola interessante. Bell'intensità di colore nel suo rubino compatto. Caratteristiche note olfattive di prugna, mora e mirtillo, ma poi anche pepe nero, cannella, lieve sentore di tabacco sul finale. Bella corrispondenza in bocca, si sentono i 6 mesi di barriques e la malolattica completamente svolta che garantiscono morbidezza e un tannino ora vellutato. Discreta persistenza seppur di poca complessità in fondo. Giusto momento per aprirlo in ogni caso, non migliorerà più di così. 

Firriato, Santagostino Baglio Sorìa 2012 - Equa divisione di Catarratto e Chardonnay per un bianco di discreta struttura. Bel colore giallo paglierino pieno, naso intrigante dalle note fruttate e floreali, una certa tropicalità viene fuori. Bella bocca saporità e piena, acidità e mineralità sono ancora prorompenti, ci sarà tempo per un pò più di rotondità, quando usciranno le note lasciate dai mesi in barriques nuove. Bevuto con un cous cous di pesce si è ben comportato. Non un vino stupefacente ma un porto sicuro.

Murgo, Arbiato 2011 - Chardonnay vulcanico, non male davvero. Vigneti di 500 metri slm in media, parte dell'affinamento in barriques per 6 mesi, 12 ore di criomacerazione. Naso ampio e fine, con sentori vellutati di vaniglia e boisè. All'assaggio la rotondità è guarnità da una spiccata mineralità che rende il vino più complesso e persistente. Buon vino per qualche piatto di pesce di una certa complessità.

Mandrarossa, Viognier 2012 - Uno dei bianchi monovitigno di questa nota realtà siciliana. Davvero giovane e pimpante, decisamente spostato sulle durezze. Secco, sapido freschissimo. Anche per questo forse davvero food friendly ma lo spettro di piatti ai quali accompagnarlo non è ampissimo. Bevuto con una pizza un pò piccante non ha performato al meglio per il mio palato.

Gulfi, Nerojbleo 2009 - Nero d'Avola straordinario, risultato di un lavoro eccellente da parte di quella che è una delle più affidabili aziende siciliane come livello medio dei suoi prodotti, fautrici della viticoltura biodinamica. La tipicità del vitigno è qui rispettata in pieno, nel bicchiere troviamo frutta rossa, note speziate dolci, profumi legati all'invecchiamento, sentori evoluti di tabacco dolce e propoli. Grande persistenza, tannino docile e integrato. Lunga macerazione sulle bucce, malolattica svolta interamente, affinamento in botti da 500 e 225 litri dove sosta un anno almeno prima di migliorarsi e stabilizzarsi in due anni di bottiglia. Ho avuto il piacere di berlo con una strepitosa trippa in quel di Modica. C'è di meglio?

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