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venerdì 20 settembre 2013

Sorsi siciliani


Don Saro, Terre Mosse - Azienda alle pendici dell'Etna in quel di Linguaglossa. Un bianco frizzante da uve autoctone con prevalenza di catarratto e grillo. Naso fine e fresco con lievi note floreali e di frutta a polpa bianca. In bocca buona freschezza e croccantezza dovuta alla presenza di carbonica piacevole al palato. Una bevuta semplice adatta per un aperitivo leggero a base di verdura o pesce non troppo cucinato.

Murgo, Etna bianco 2012 - Azienda della famiglia Scammacca del Murgo, nella Tenuta San Michele, pendici etnee. Predomina il Carricante, con un 30% di Catarratto. Giallo paglierino e naso di fiori bianchi, poco altro. In bocca non di particolare personalità, acidità spiccata e detonante mineralità. Vino non particolarmente entusiasmante, introduttivo nello sconfinato panorama dei bianchi siciliani, niente di più.

Sallier de la Tour, Syrah 2009 - Tenuta di proprietà di Tasca d'Almerita nella DOC Monreale. Syrah siciliano di interessante riuscita, malolattica interamente svolta a garantire una buona rotondità, frutta rossa polposa combinata a sentori di vaniglia e tabacco dolce, speziatura, pepe nero. Tannino gradevole. Solo il 30% del mosto in tonneau francesi, il resto solamente acciaio. Bevuta gratificante, seppur ancora abbastanza semplice.

Mandrarossa, Costadune 2011 - Rosso rubino di buona vivacità, con naso molto fruttato. Anche in bocca tanta frutta rossa (lampone, prugna) e nera (mora, mirtillo) integrata ad una buona acidità. Ancora invadente il tannino e non troppo equilibrato il finale. Da aspettare magari un annetto.

Firriato, Chiaramonte 2010 - Nero d'Avola interessante. Bell'intensità di colore nel suo rubino compatto. Caratteristiche note olfattive di prugna, mora e mirtillo, ma poi anche pepe nero, cannella, lieve sentore di tabacco sul finale. Bella corrispondenza in bocca, si sentono i 6 mesi di barriques e la malolattica completamente svolta che garantiscono morbidezza e un tannino ora vellutato. Discreta persistenza seppur di poca complessità in fondo. Giusto momento per aprirlo in ogni caso, non migliorerà più di così. 

Firriato, Santagostino Baglio Sorìa 2012 - Equa divisione di Catarratto e Chardonnay per un bianco di discreta struttura. Bel colore giallo paglierino pieno, naso intrigante dalle note fruttate e floreali, una certa tropicalità viene fuori. Bella bocca saporità e piena, acidità e mineralità sono ancora prorompenti, ci sarà tempo per un pò più di rotondità, quando usciranno le note lasciate dai mesi in barriques nuove. Bevuto con un cous cous di pesce si è ben comportato. Non un vino stupefacente ma un porto sicuro.

Murgo, Arbiato 2011 - Chardonnay vulcanico, non male davvero. Vigneti di 500 metri slm in media, parte dell'affinamento in barriques per 6 mesi, 12 ore di criomacerazione. Naso ampio e fine, con sentori vellutati di vaniglia e boisè. All'assaggio la rotondità è guarnità da una spiccata mineralità che rende il vino più complesso e persistente. Buon vino per qualche piatto di pesce di una certa complessità.

Mandrarossa, Viognier 2012 - Uno dei bianchi monovitigno di questa nota realtà siciliana. Davvero giovane e pimpante, decisamente spostato sulle durezze. Secco, sapido freschissimo. Anche per questo forse davvero food friendly ma lo spettro di piatti ai quali accompagnarlo non è ampissimo. Bevuto con una pizza un pò piccante non ha performato al meglio per il mio palato.

Gulfi, Nerojbleo 2009 - Nero d'Avola straordinario, risultato di un lavoro eccellente da parte di quella che è una delle più affidabili aziende siciliane come livello medio dei suoi prodotti, fautrici della viticoltura biodinamica. La tipicità del vitigno è qui rispettata in pieno, nel bicchiere troviamo frutta rossa, note speziate dolci, profumi legati all'invecchiamento, sentori evoluti di tabacco dolce e propoli. Grande persistenza, tannino docile e integrato. Lunga macerazione sulle bucce, malolattica svolta interamente, affinamento in botti da 500 e 225 litri dove sosta un anno almeno prima di migliorarsi e stabilizzarsi in due anni di bottiglia. Ho avuto il piacere di berlo con una strepitosa trippa in quel di Modica. C'è di meglio?

Commentate, concordate, discordate.

mercoledì 14 agosto 2013

Lughet 2009 - Cantine Francesco Montagna


Le Cantine Francesco Montagna sono uno dei produttori che preferisco nell'intero Oltrepò Pavese. Ho avuto modo di assaggiare diversi prodotti di questa azienda nel corso del tempo e devo dire che ho sempre trovato dei vini molto ben fatti, con un occhio rivolto alla territorialità ma senza far mancare ad ogni bottiglia un tocco di personalità che ritengo essenziale per distinguersi dalla media vinicola oltrepadana, non sempre purtroppo di altissimo livello.
 
Quest'azienda di Broni produce un buon numero di bottiglie, suddivise in alcune linee di produzione, tra le quali la linea Bertè Cordini, selezione di punta dell'azienda.
Al suo interno troviamo lo Chardonnay Lughet, che ho avuto il piacere di bere recentemente (un vino che piace non lo si assaggia solamente, lo si beve anche) e che mi ha davvero colpito.

Tutti sappiamo che lo Chardonnay è un vitigno che cresce praticamente dappertutto e che si può trovare in ogni paese che possieda anche una benchè minima produzione vitivinicola. Spesso però i risultati non sono entusiasmanti e ci si trova nel bicchiere un vino con poco carattere e quindi totalmente anonimo.
Se vogliamo a grandi linee fare alcune distinzioni trovo che due grandi espressioni di questo vitigno le si possano trovare in Borgogna (nella Cote de Beaune si trovano i migliori cru che danno vita a vere e proprie gemme enologiche, dal costo però paragonabile a gemme stavolta intese come pietre preziose) e perchè no in California, dove chiaramente il terroir è completamente diverso così come l'approccio di chi vinifica nel cosiddetto new world. Ciò non toglie che alcune aree come Monterey o la Russian River Valley siano molto rinomate per i loro Chardonnay dai forti toni barricati.

Torniamo al nostro Lughet senza andare troppo lontano. Nel bicchiere un giallo paglierino carico, tendente al dorato, con una bella limpidezza. Al naso intenso con note di legno a ricordarci gli 8 mesi di barriques (sia nuove sia di primo passaggio) dove il vino viene lasciato a maturare. Numerosi batonnages e una criomacerazione di 24 ore sulle uve garantiscono da un lato una maggiore estrazione e ricchezza, dall'altro una più edulcorata sensazione di legno che infatti al naso sfuma per lasciare spazio a sensazioni fruttate, con frutta esotica e tropicale in netto rilievo. Anche l'assaggio è convincente, i suoi quasi quattro anni non si sentono. Un filo debole in ingresso, discreta carnosità, ancora accentuate note di frutta gialla, grande tropicalità e un bel finale dove l'acidità è ben viva e ci lascia presagire una vita residua di un paio d'anni ancora almeno, buona infine la persistenza.

Un vino che strizza l'occhio più agli Chardonnay californiani (chissà che non c'entri il periodo passato lì dal bravo enologo Matteo Bertè) ma senza tutta la pesantezza della barrique che qui si sente ma è ben integrata col frutto. Con un pò più di polposità e di estrazione potrebbe davvero giocarsela alla pari con tanti Chardonnay di punta della produzione italiana.

Il prezzo poi è interessantissimo.

mercoledì 17 luglio 2013

Serata in bianco (in enoteca)

Serata in enoteca con amici, qualche bottiglia di vino a guidarci in pensieri ed elucubrazioni, qualche piatto a fare da complemento e perchè no da abbinamento.

Siamo in piena estate, le serate di Milano sono torride nonostante il 2013 sia stata per ora un'estate piuttosto piovosa e scorbutica, la giornata odierna è stata però calda e la serata prosegue sugli stessi binari, urgono quindi dei bicchieri pieni per spegnere i bollori.

Le esigenze climatiche ci obbligano a rimanere su vini bianchi, di seguito quindi appunti sparsi del percorso intrapreso nella serata.

Riesling Falkenstein 2011
 
Il più tedesco dei nostri Riesling proviene dalla Val Venosta, più precisamente dalla cantina Falkenstein in quel di Naturno, località di montagna dominata dalla Rocca del Falco. Questo Riesling proviene dalle mani di Fran Pratzner, viticoltore capace che conosce vitigno e territorio al punto tale da saperli fondere al meglio al fine di garantire quelle sensazioni che solo un Riesling di pregio può dare. Proprio come per i prodotti della Mosella anche questo potrebbe essere aspettato anni per poterlo scoprire in tutte le sue declinazioni ed evoluzioni, per questo motivo l'averne bevuto il 2011 è comunque una forzatura e per citare un bravo giornalista e scrittore di vino, un "infanticidio".

Nonostante la giovanissima età nel bicchiere si presenta con un colore giallo paglierino molto lucente, ma è al primo naso che capiamo subito di trovarci di fronte a un gran bel vino, che possiede tutte le caratteristiche olfattive che rendono famoso questo vitigno.

Mineralità soprattutto, folate idrocarburiche mischiate a una forte nota speziata di pepe nero si evolvono nel bicchiere fino a far trasparire sfumature più fruttate ed agrumate, limone, cedro che lasciano poi spazio a pesca gialla e profumi più tropicali con l'ananas a venire fuori più di tutto il resto.

In bocca una bella acidità supportata da una corretta sapidità stuzzicano la salivazione e la ricerca di un abbinamento gastronomico. Noi abbiamo optato per un accostamento geograficamente distante ma che ha trovato discreta corrispondenza gustativa. Le friselle tipiche pugliesi con pomodorini e capperi, innaffiate da un buon olio extravergine d'oliva di una nota azienda vinicola siciliana hanno perfezionato la degustazione con un finale ancora sapido ben deterso dalla spalla acida del Falkenstein.

In conclusione un bel vino che tiene il passo dei più famosi cugini alsaziani e tedeschi.
89 pt.


Dolèe Vie di Romans 2010

Non servono presentazioni per introdurre Vie di Romans, azienda vinicola friulana di Mariano del Friuli che ogni anno produce batterie di vini bianchi prevalentemente monovitigno dalla qualità media commovente.

La nostra scelta è caduta sul Dolèe, Friulano (serve ancora dire che è il vecchio Tocai?) in purezza. Il nome del vino deriva dalla coltivazione della colza e dell'olio che se ne ricavava, quando l'olio d'oliva era ancora solo per i ricchi. Appena servito nel bicchiere se ne denota subito una grande brillantezza e pulizia, un giallo paglierino carico con alcune note dorate che ne lasciano trasparire la grande concentrazione.

Il naso è intrigante, intenso, complesso, con note fruttate di frutta gialla tendente al maturo (pesca, ananas) avviluppate a sfumature ammandorlate che si intervallano con sentori di morbidezza tale che lascerebbero intuire una malolattica che invece non c'è stata, incredibile la concentrazione e l'estratto di questo prodotto, capace anche in bocca di soddisfare con note suadenti di frutta e mandorla (la più tipica nota del vitigno è qui estremamente presente e aggraziata). Ben presente la spalla acida a fare da contraltare alla buona rotondità in bocca che accompagna fino a un finale piacevole e di buona persistenza. E' vino complesso, che richiama l'abbinamento con un piatto in grado di non essere soggiogato dalla sua potenza.

La bevibilità paga leggermente questa grande concentrazione, è vino da pasto completo, che può peraltro accompagnare senza problemi.
91+ pt.

Chiarandà Donnafugata 2008
 
Non facile cercare di alzare l'asticella dopo Vie di Romans, tentativo effettuato con una sortita in terra sicula. Lo Chardonnay di Donnafugata, abbinato a una degustazione di formaggi francesi. Chiarandà è uno dei vini di punta della famosa azienda vinicola siciliana. Proviene dalla Tenuta Contessa Entellina, nella Sicilia sud-occidentale.

Nel bicchiere è di un giallo dorato di una certa lucentezza, limpido e invitante. Al naso propone subito tutte quelle caratteristiche olfattive tipiche dello Chardonnay trattato con la rovere, stile tanto amato dagli americani. Frutta matura con forti accenni di banana, vaniglia e burro. Il calore della Sicilia lo si percepisce dal colore e dalla concentrazione del prodotto che sebbene abbia già 5 anni dietro le spalle, lascia intravedere un forte potenziale di invecchiamento che potrebbe smerigliare leggermente quelle forti note burrose ereditate dalla permanenza in legno francese.

In bocca bell'ingresso, delicato ma intenso, che si sviluppa su aromi in linea con la parte olfattiva, un vino di certo morbido dove l'alcolicità è abbastanza evidente, ancora presente la spalla acidà ma sicuramente permeata dalla rotondità del vino.

L'abbinamento con i formaggi, teoricamente adatto, si è rivelato non del tutto equilibrato dato che almeno tre dei quattro assaggiati avevano una stagionatura e un forte sapore che lo Chardonnay ha fatto fatica ad arginare.

Chiaramente un vino ben eseguito, che non riuscirebbe a convincere i detrattori dello Chardonnay passato in legno ma che entusiasmerebbe invece i sostenitori degli Chardonnay della Napa.
88 pt.